Erano le 18:00 di 44 anni fa quando i falangisti di Gemayel , formazione fascista libanese spalleggiate dalle milizie del generale libanese filoisraeliano Haddad , entravano nel campo profughi di shatila coordinati dal comando sionista stazionato a Beirut ovest.
Per due giorni , fino al 18 settembre, si consumo' un massacro le cui proporzioni esatte non sono ancora conosciute.
Palestinesi e libanesi sciiti , donne , anziani e bambini vennero trucidati ed accatastati sotto il sole cocente.
L' odore di morte che ne scaturì si sentiva a kilometri di distanza.
I giornalisti occidentali presenti che riuscirono a penetrare nel campo a rischio della vita , come l' allora corrispondente del Times Robert Fisk , vennero poi accusati dalla stampa occidentale di costruire una narrazione tesa a giustificare il "terrorismo" antisemita palestinese solo per aver raccontato ciò che con orrore indicibile avevano visto.
Una metodologia propagandista praticamente identica a quella a cui siamo abituati , in particolar modo da quasi quattro anni a questa parte.
Quando si sente parlare del fatto che il 7 ottobre è stato un atto criminale , quando si mettono sullo stesso piano statualità sionista e resistenza palestinese, quando si leggono appelli alla pace che lasciano trapelare una presunta democraticità dell' entità sionista , quando leggiamo di forze politiche che negano o fanno fatica ad affermare la legittimità della resistenza libanese stretta attorno ad Hezbollah , bisognerebbe ricordare questi episodi (e di questa portata dal 48 ad oggi ce ne sono stati a bizzeffe) , e quanto tempo è passato senza che nessuno abbia pagato nulla per quello che è successo.
Bisognerebbe ricordare quanto i popoli libanese e palestinese hanno pagato sulla propria pelle in tutto questo periodo di tempo.
Così , forse , qualcuno potrà capire a fondo quanto siano legittime , anche a livello della.mera diplomazia internazionale quelle formazioni legate indissolubilmente alla storia di quei popoli che hanno deciso di non abbassare la testa e di combattere per la propria libertà.
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