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TREGUA DOPO TREGUA VERSO LE GUERRE DEL FUTURO

L' Iran ha vinto questo scambio , iniziato , -nei desiderata dell' attuale amministrazione statunitense- come una riproposizione delle operazioni protrattesi per dodici giorni nel giugno del 2025.
Quello che però accadde un anno fa non era più possibile replicarlo nel 2026 , a fronte di un Iran più consapevole e pronto , nonché in allerta dopo il tentativo di rivoluzione colorata del dicembre e gennaio scorsi , oltreché per una situazione internazionale che nel suo complesso , non vede una vittoria schiacciante del blocco imperialista , che sta continuando a cercare soluzioni strutturali per il futuro e proprio per questo è disposto ad ogni nefandezza , come la Palestina continua tragicamente a testimoniare.

D' altronde , quello che successe un anno fa e durante questo periodo di tempo nella regione e non solo (Venezuela), ha messo in allerta anche Pechino , che di certo non poteva rimanere vigile ma silente di fronte a continui tentativi di scardinare quei corridoi e rapporti diplomatici che con così tanta cura aveva messo in piedi fra oriente profondo e levante attraverso un lavorio diplomatico / economico che dura ormai da mezzo secolo.
Il Pakistan, pur diviso all' interno su chi debba effettivamente seguire , se le volontà politiche dei popoli del sud del mondo o l' imperialismo che consente alla stragrande maggioranza della sua classe politica di mantenere il suo dominio interno , è stato chiamato ad un bagno di realismo anche per l' atteggiamento di Nuova Delhi, che sulla questione regionale specifica non avrebbe avuto molto da ridire in merito alla disintegrazione della sovranità iraniana , soprattutto riguardo la regione del Balochistan.

Le contraddizioni aperte dalla repubblica islamica all' interno dell' alleanza imperialista regionale (e delle divisioni tattiche anche all' interno del fronte sionista) d'altronde acuiscono ulteriormente la crisi occidentale sia in termini strutturali che , quindi , in termini di consenso e di appeal.
I partner storici non molleranno da un giorno all'altro chi ancora (Stati uniti ed Israele) ha in mano le redini del gioco militare.
Ma senz'ombra di dubbio, dopo questo azzardo del peggior millenarismo sionista , il mordente di Washington e Tel Aviv ha perso un po' della sua incisività.

E questo , nel computo di ciò che ci aspetta , è, come tutte le cose , un quadro dialettico allo stesso stesso tempo interessante e pericoloso.

È interessante poiché, al di là di ciò che l' ignoranza nella scienza di classe fa dire ad eterni bambini della politica ( la stragradissima maggioranza dei quali sono occidentali ) o a pusillanimi opportunisti , la vittoria della Repubblica islamica di Iran è anche la vittoria degli interessi del proletariato occidentale (e orientale)*, nella misura in cui il nemico principale di casa nostra , unico impero attualmente presente nello scacchiere internazionale , prende "legnate sui denti".

È pericoloso perché a condizioni date , la risposta padronale , per questioni di necessità storiche che vengono ben prima della pazzia dei singoli attori, e che sono ancora più evidenziate da queste scoppole , l' ultima delle quali è appunto quella sferrata da una Teheran vittoriosa in questa guerra difensiva , non potrà che essere la guerra.

La guerra all' Iran è stata fatta per riuscire ad accaparrarsi le risorse energetico minerarie della repubblica islamica (1) , colpire i corridoi commerciali messi in piedi grazie alla repubblica popolare cinese (2) , disintegrare politicamente il fronte delle resistenze che lo sciismo è riuscito a mettere in piedi come garanzia della difesa delle varie sovranità nazionali (3), assumere il controllo pieno ed indiscusso di questi corridoi (4) che avrebbero così decretato un egemonia non solamente regionale , se teniamo conto di ciò che questa zona di allaccio geografico significa in termini quantitativi e qualitativi rispetto il computo energetico minerario globale.
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