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La Fossa dei Leoni ha scritto una lettera indirizzata al Presidente della Fortitudo Bologna Rossano Guerri.“Caro Presidente,abbiamo ricevuto la sua disponibilità a incontrarci e la ringraziamo per l’apertura dimostrata. In questo momento, però, non abbiamo la serenità necessaria per affrontare un incontro personale. Abbiamo bisogno di proseguire il confronto tra noi e con le persone che hanno sostenuto la nostra scelta.Per questo oggi le rispondiamo con una lettera aperta: per chiarire alcuni punti, rispondere alle sue dichiarazioni e ribadire i principi che guidano la nostra posizione.Il nostro bisogno di fermarci non riguarda soltanto il rapporto con lei e con la società. Nasce da diverse questioni, tutte importanti, che ci hanno portato alla domanda posta domenica: esistono ancora le condizioni per continuare a essere ciò che siamo sempre stati?Abbiamo ascoltato le sue dichiarazioni successive alla nostra decisione e prendiamo atto con favore del riconoscimento espresso nei confronti della Fossa, della sua storia e del suo sostegno alla Fortitudo. La ringraziamo per queste parole.Dobbiamo però dirle, con altrettanta chiarezza, che negli incontri precedenti i nostri rappresentanti hanno avuto una percezione diversa.Anche nelle sue prime dichiarazioni pubbliche non abbiamo riscontrato un riconoscimento adeguato a ciò che la Fossa rappresenta nella storia e nella vita della Fortitudo.Oggi le parole sono cambiate e ne prendiamo atto positivamente. Saranno il tempo e i comportamenti concreti a confermare questo cambiamento.Restano poi le altre questioni, che non sempre riguardano la società e che non potrebbero risolversi soltanto attraverso un incontro con lei.Da anni facciamo i conti con divieti, restrizioni e controlli che rendono sempre più difficile vivere da ultras. Nel frattempo, sui social e nelle dichiarazioni pubbliche, ci capita spesso di essere giudicati o di sentirci spiegare come dovremmo essere ultras anche da chi questa realtà non l’ha mai vissuta dall’interno.Essere ultras significa assumersi impegni, affrontare sacrifici, esserci e rispondere dei propri comportamenti davanti agli altri. Sappiamo che certe questioni sono difficili da comprendere per chi non le vive direttamente. Proprio per questo servirebbero più ascolto e conoscenza, prima di esprimere giudizi.In questo momento ci piange il cuore non essere vicini alla squadra che fin qui ha dimostrato sul campo e nell’atteggiamento di aver capito e fatto proprio lo spirito Fortitudo, però per quanto sia doloroso questo passo è necessario per il nostro futuro.Lei ha ricordato di essere stato in Fossa da giovane. Non mettiamo in discussione quel ricordo. Nel tempo, però, abbiamo seguito strade diverse.Lei ha maturato esperienza negli affari, nelle trattative e nella gestione di una società. Noi siamo rimasti in curva e sulle strade delle trasferte, tra chilometri e sacrifici, coltivando legami costruiti negli anni e tramandati anche ai nostri figli.Il nostro modo di parlare è schietto, a volte duro. Sappiamo essere diretti quando lo riteniamo necessario. E sappiamo dichiarare amore eterno a una squadra di basket, continuando a seguirla anche quando non offre risultati, comodità o convenienze.Tra noi c’è anche chi si è avvicinato alla Effe perché a scuola regalavano i biglietti per andare a vedere le partite. Erano i tempi degli ingressi a cinquecento lire o poco più. Da quei gesti semplici sono nate passioni, amicizie e un senso di appartenenza che durano ancora oggi.Siamo quelli che vanno al Palazzo per vedere la squadra, certo, ma anche per incontrare gli altri, ritrovarsi e stare insieme. Anche così si vive la Fortitudo.Per questo, vedere il primo allenamento della nostra squadra trasformato in un’iniziativa di marketing, con appena 103 posti disponibili, ci ha lasciati perplessi. Un momento che per noi significa ritrovarsi diventa un’occasione riservata a pochi. È una scelta che rende evidente la distanza tra le nostre idee di partecipazione.E glielo diciamo con chiarezza: non vogliamo che il rapporto…