Noi, Guerrieri della Fine della Storia, non abbiamo grandi maestri della spada ad attenderci, né antichi campi di battaglia sui quali consacrare il nostro coraggio.
Il nostro addestramento è più silenzioso.
Il nostro Campo di Battaglia è la vita quotidiana.
È lì che veniamo messi alla prova.
Nel tradimento.
Nella perdita.
Nell'umiliazione.
Nell'attaccamento.
Nella paura.
Nel desiderio.
Nel dolore.
Ma soprattutto, nell'incontro con noi stessi.
Perché prima di cercare il nemico nel mondo, dobbiamo avere il coraggio di riconoscere quello che ci abita.
La rabbia che ci governa.
L'orgoglio che pretende.
La paura che decide.
Il desiderio che incatena.
L'identità che difendiamo come se fosse ciò che siamo.
Possiamo dichiarare guerra a mille sistemi e rimanere schiavi di una sola reazione.
Possiamo conoscere dottrine, simboli e misteri, e continuare a obbedire ciecamente alla nostra paura.
Per questo il Guerriero non fugge dalle proprie ferite.
Le attraversa.
Ogni tradimento può mostrargli un attaccamento.
Ogni perdita può rivelargli una catena.
Ogni dolore può indicargli il punto esatto nel quale è ancora prigioniero.
Nulla viene sprecato.
Il vero Guerriero è l'alchimista delle proprie ombre: prende ciò che avrebbe potuto renderlo vittima e lo trasforma in conoscenza di sé, presenza, vigilanza.
Non chiede alla vita di risparmiarlo.
Le chiede di mostrargli dove non è ancora libero.
Perché questa è la battaglia che precede tutte le altre.
Non contro il mondo.
Non contro gli altri.
Contro tutto ciò che dentro di noi pretende di essere “Io” e ci comanda senza essere mai stato interrogato.
Prima di impugnare la spada contro il Labirinto, dunque, bisogna scoprire dove comincia.
E la scoperta più terribile è anche la più liberatoria:
il primo Labirinto porta il nostro nome.
ꜱᴏᴠᴠᴇʀꜱɪᴠᴏ 气
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