«il coraggioso non ha paura dell’abisso».
Dice qualcosa di più radicale.
L’abisso è ciò che mette in crisi le nostre sicurezze: il caos, la sofferenza, l’assenza di risposte definitive, la possibilità che i valori su cui abbiamo costruito la vita non siano assoluti.
Gli occhi dell’aquila indicano la capacità di guardare tutto questo dall’alto e senza distogliere lo sguardo. L’aquila vede lontano: non nega l’abisso e non ha bisogno di coprirlo con consolazioni.
Ma Nietzsche aggiunge gli artigli. Non basta vedere. Bisogna afferrare l’abisso: entrare in rapporto con ciò che fa paura, sostenerlo, farne materia della propria trasformazione.
Perciò il coraggio, qui, non è assenza di paura. È:
vedere ciò che potrebbe distruggere le tue certezze senza cercare immediatamente qualcosa a cui aggrapparti.
L’immagine dell’aquila è perfetta proprio perché unisce due movimenti apparentemente opposti: distanza nello sguardo e forza nella presa.
In una frase:
L’uomo comune cerca qualcosa che lo protegga dall’abisso.
L’aquila lo guarda. Il coraggioso lo afferra.
ꜱᴏᴠᴠᴇʀꜱɪᴠᴏ 气