VOLKSWAGEN, PROFIT WARNING E PROTESTE DEI SINDACATI
Decine di manifestazioni organizzate dai sindacati previste oggi in tutta la Germania chiedono protezione per posti di lavoro e investimenti dopo che Volkswagen ha lanciato un profit warning venerdì scorso, ennesimo segnale della profondità della crisi attraversata dall'industria automobilistica tedesca.
Fonte: Bloomberg
Volkswagen ha lanciato un nuovo profit warning, aggravando le preoccupazioni sulle prospettive dell'industria automobilistica tedesca. Il gruppo prevede per il 2026 un margine operativo non superiore all'1%, contro il precedente intervallo del 4-5,5%. Il peggioramento è legato soprattutto alla crisi di Porsche, alle difficoltà sul mercato cinese e alle conseguenze dei dazi statunitensi.
Il problema non riguarda, però, soltanto Volkswagen. I grandi costruttori tedeschi sono sottoposti contemporaneamente a diverse pressioni: concorrenza crescente dei produttori cinesi, costi elevati in Germania, debole redditività dei veicoli elettrici e perdita di quote nel mercato cinese. La crisi sta quindi mettendo in discussione un modello industriale che per decenni ha fatto dell'automobile uno dei pilastri dell'economia tedesca.
La situazione sta provocando un forte conflitto con i sindacati. IG Metall ha organizzato per oggi 21 settembre oltre 280 iniziative in più di 200 località, con la partecipazione prevista di oltre 100.000 lavoratori. Il sindacato contesta i piani di riduzione dell'occupazione e chiede investimenti negli stabilimenti tedeschi, mantenimento della settimana lavorativa di 35 ore e maggiore protezione dalla concorrenza cinese.
Per Volkswagen la posta in gioco è particolarmente alta: il piano di ristrutturazione già concordato prevede circa 50.000 posti di lavoro in meno in Germania, mentre ulteriori piani potrebbero portare il ridimensionamento complessivo a circa 100.000 posti a livello mondiale. Anche diversi stabilimenti tedeschi hanno un futuro incerto.
Volkswagen è stata appena esclusa dall'indice Euro Stoxx 50, per la prima volta dopo 15 anni. Le sue azioni hanno perso oltre il 75% rispetto al picco del 2021, segnalando quanto sia cambiata la percezione del gruppo sui mercati finanziari.
Il caso Volkswagen è il sintomo di una crisi più ampia del modello automobilistico tedesco. Non si tratta più soltanto della transizione all'elettrico: si sommano perdita di competitività in Cina, concorrenza asiatica in Europa, costi della produzione tedesca, dazi americani e difficoltà dei produttori tedeschi di mantenere margini elevati. La conseguenza è uno scontro sempre più evidente tra la necessità dichiarata dalle aziende di ridurre costi e capacità produttiva e la richiesta dei lavoratori di difendere occupazione e produzione in Germania.
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