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a cura di Davide Malacaria
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Post #2701 61
WALL STREET JOURNAL: TRUMP HA RIFIUTATO LA PROPOSTA DELL'IRAN...

Tutto ciò va preso col beneficio dell'inventario, dal momento che è usuale per certi ambiti guerrafondai, ai quali il WSJ è consegnato, distorcere la realtà secondo i propri desiderata.

Secondo il Wall Street Journal Trump, parlando in sede riservata, avrebbe espresso il suo niet alla proposta di riprendere i negoziati di pace avanzata dall’Iran. A riferirlo al media tre funzionari dell’amministrazione Usa, i quali hanno aggiunto che il presidente americano sarebbe restio a rinnovare gli attacchi su larga scala, ma comunque si appresterebbe a ordinare attacchi massicci per forzare Teheran alla resa. Ciò avverrebbe dopo le elezioni di Midterm, anche se avrebbe dichiarato di attenderne l’esito per decidere quale strada intraprendere.

Tutto ciò va preso col beneficio dell’inventario, dal momento che è usuale per certi ambiti guerrafondai, ai quali il WSJ è consegnato, distorcere secondo i propri desiderata le conversazioni che avvengono nel chiuso del potere imperiale. Non che sia tutto falso, ma i dubbi, dati i pregressi, sono legittimi. Così appare ragionevole la posizione dell’Iran, che, evitando commenti, ha ribadito di attendere una risposta ufficiale.

Peraltro, l’accenno di Trump riferito dal WSJ…


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Piccole Note Wall Street Journal: Trump ha rifiutato la proposta dell'Iran... Secondo il Wall Street Journal Trump, parlando in sede riservata, avrebbe espresso il suo niet alla proposta di riprendere i negoziati di pace avanzata
Post #2700 459
IRAN. ARAGHCHI RESTERÀ A NEW YORK FINO A LUNEDÌ...

Per poter avviare il dialogo Teheran ha chiesto che gli Stati Uniti adempiano ad alcune condizioni: la fine dell'embargo e della stretta militare sui porti iraniani, oltre alla cessazione delle ostilità su tutti i fronti mediorientali.

L’assemblea generale dell’Onu ha dato qualche frutto. In particolare le timide aperture sulla guerra contro l’Iran, con i rappresentanti di Teheran che hanno avanzato una nuova proposta che riprende il Memorandum di Islamabad, ma ne accelera i tempi: se tutto andasse secondo il piano di pace, Hormuz sarebbe riaperto in sette giorni.

Ma per poter avviare il dialogo Teheran ha chiesto che gli Stati Uniti adempiano ad alcune condizioni: la fine dell’embargo e della stretta militare sui porti iraniani, oltre alla cessazione delle ostilità su tutti i fronti mediorientali.

Condizioni alle quali gli Stati Uniti potrebbero ottemperare facilmente, anche se sul cessate il fuoco ad ampio spettro incombe la variabile impazzita Netanyahu, che Trump non può controllare.

La proposta iraniana mira ad allettare Trump…


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Piccole Note Iran. Araghchi resterà a New York fino a lunedì... L'assemblea generale dell'Onu ha dato qualche frutto. In particolare le timide aperture sulla guerra contro l'Iran, con i rappresentanti di Teheran che hanno
Post #2699 629
TRUMP PIÙ LIBERO, IRAN E USA DIALOGANO DOPO MESI DI ATTRITO

[La trattativa] è andata talmente bene che alla fine Witkoff si è incontrato di persona con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi: un faccia a faccia senza contenuti specifici, perché tutto si era deciso prima, ma altamente simbolico.

A margine dell’Assemblea generale dell’Onu è scoccata la scintilla. E una delegazione degli Stati Uniti ha intavolato un dialogo con quella iraniana. È la prima volta in sei mesi che i due Paesi dialogano in maniera così fitta, anche se messaggi sull’asse Teheran – Washington erano intercorsi anche in precedenza.

Un dialogo serrato, anche se a distanza, con i mediatori a far da tra le parti. Ciò accadeva mentre Trump recitava la sua parte all’Onu, indirizzando all’Iran le usuali blandizie e le necessitate minacce, più inquietanti delle precedenti perché è arrivato al punto di minacciare di annientare il Paese.

In realtà, come scriveva ieri Michael Birnbaum sul Washington Post, “nonostante le ripetute minacce, fin dalle prime settimane di guerra Trump ha mostrato una scarsa propensione a intraprendere attacchi su larga scala contro l’Iran”.

Al solito, Trump abbaia per coprirsi le spalle dai guerrafondai che lo premono perché riprenda il conflitto (vedi, ad esempio, il recente articolo di Lewis Libby, capo dello staff del defunto neocon Dick Cheney, sul Washington Post).

Un clangore di sciabole che serviva a coprire il rumore di fondo delle trattative…


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Piccole Note Trump più libero, Iran e Usa dialogano dopo mesi di attrito Un dialogo serrato, anche se a distanza, con i mediatori a far da tra le parti. Ciò accadeva mentre Trump recitava la sua parte all'Onu, indirizzando all'Iran
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Post #2698 721
TRUMP EVITA NETANYAHU E INCONTRA MAMDANI

Netanyahu non solo non vedrà Trump neanche da lontano, ma ha dovuto anche annullare in fretta e furia l’incontro con Elon Musk, grazie al quale sperava di poter blandire nuovamente la potente e influente industria Hig Tech israeliana.

In attesa dell’esito della riunione generale dell’Onu che si sta tenendo a New York, e dei tanti cruciali incontri a margine, quel che oggi, prima che tutto inizi, va rilevato è la débacle di Netanyahu.

Al solito, Bibi era partito per fare sfracelli, convinto di potere incontrare nuovamente Trump e rinsaldare quell’asse che ha brandito finora come un martello di fronte all’opinione pubblica israeliana e che gli ha permesso di ostentare davanti ai suoi concittadini i tanti benefici che quell’asse prometteva: sostegno incondizionato a Israele su tutti i fronti e finanziamenti a pioggia. Una manna che sperava di spendere nella campagna elettorale più difficile della sua vita politica.

E certo, al cospetto di Trump, sperava di poter nuovamente dar fiato al suo flauto magico che tante volte ha incantato il suo meno scaltro interlocutore, trascinandolo, volente o nolente, nelle sue catastrofiche avventure mediorientali.

Era sicuro di riuscire anche stavolta e, allo scopo, aveva messo in moto l’usuale macchina propagandistica che…


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Piccole Note Trump evita Netanyahu e incontra Mamdani In attesa dell'esito della riunione generale dell'Onu che si sta tenendo a New York, e dei tanti cruciali incontri a margine, quel che oggi, prima che tutto
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Post #2697 557
11 SETTEMBRE: L'INSIDER TRADING CHE PRECEDETTE GLI ATTENTATI ALLE TORRI

La Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti avviò un'indagine su un insider trading alquanto massivo da parte di figure sconosciute che sembrava avessero una conoscenza apparentemente precisa di ciò che sarebbe accaduto in quel giorno fatidico.

Undici giorni fa la ricorrenza dell’11 settembre, ricordata a lungo, come di consueto, a reti unificate e su ogni media. Meno spazio, invece, è stato dato a un aspetto piuttosto interessante quanto colpevolmente dimenticato: l’insolito movimento di trading avvenuto pochi giorni prima degli attentati, ricordato da al Mayadeen.

Era il 12 settembre 2001, un giorno dopo l’evento destinato a cambiare il mondo, quando la Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti avviò un’indagine su un insider trading alquanto massivo da parte di figure sconosciute che sembrava avessero una conoscenza apparentemente precisa di ciò che sarebbe accaduto in quel giorno fatidico.

Il caso più significativo riguarda United Airlines (una delle due compagnie aeree coinvolte negli attentati). Cinque giorni prima dell’11 settembre furono aperte oltre 2mila posizioni short che scommettevano sul ribasso del titolo della compagnia: circa 90 volte più di quelle registrate nell’intero mese di agosto precedente. In sostanza, qualcuno stava scommettendo sul…


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Piccole Note 11 settembre: l'insider trading che precedette gli attentati alle Torri Undici giorni fa la ricorrenza dell’11 settembre, ricordata a lungo, come di consueto, a reti unificate e su ogni media. Meno spazio, invece, è stato dato a
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Post #2696 654
IRAN. DOMANI RIUNIONE CRUCIALE TRA TRUMP E I LEADER DEL GOLFO

Lo scambio di messaggi si è svolto tramite la mediazione di Qatar e Pakistan, come ha comunicato il ministero degli Esteri del Qatar, che ha affermato che i mediatori stanno lavorando "senza sosta" per riavviare i colloqui tra Iran e Stati Uniti.

In vista dell’incontro tra Trump e i leader dei Paesi del Golfo, che si terrà domani a margine del vertice Onu, la diplomazia ha accelerato. Domenica, parlando al Parlamento iraniano, il presidente dell’assise Mohammad Baqer Qalibaf ha dichiarato che le condizioni poste dall’Iran per chiudere il conflitto con gli Stati Uniti sono “assolutamente chiare, razionali e non negoziabili”, aggiungendo, come sintetizza l’agenzia Tansim “che gli intermediari hanno trasmesso in modo chiaro i messaggi e le condizioni dell’Iran alla controparte”.

Inoltre, Majed Al-Ansari, portavoce del Ministero degli Affari Esteri del Qatar, ha aggiunto: “Abbiamo ricevuto rassicurazioni da funzionari dell’amministrazione statunitense sul fatto che Washington vuole raggiungere un accordo”.

Proprio in Qatar ha fatto tappa il ministro degli Esteri iraniano Abbas Aragchi prima di recarsi negli Stati Uniti per partecipare all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, alla quale gli Usa gli hanno permesso di partecipare (in realtà, non potevano né dovevano impedirlo data la natura della riunione, ma il fatto che sia stato negato per la seconda volta consecutiva tale possibilità al presidente dell’Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas ha posto precedenti inquietanti).

Al solito, l’immaginifico Trump…


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Piccole Note Iran. Domani riunione cruciale tra Trump e i leader del Golfo In vista dell'incontro tra Trump e i leader dei Paesi del Golfo, che si terrà domani a margine del vertice Onu, la diplomazia ha accelerato. Domenica,
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Post #2695 667
LO YOM KIPPUR, LA FESTA DELL'ESPIAZIONE, PER QUALI PECCATI?

Oggi per gli ebrei è lo Yom Kippur, il giorno dell'espiazione dei peccati. Su Haaretz, Gideon Levy verga un sarcastico, dolente, drammatico, articolo sull'attualità di questa ricorrenza.

Quest’anno, lo Yom Kippur dovrebbe essere abolito, probabilmente in modo permanente. Israele è già al di là del bene e del male. Gli ebrei sono incapaci di peccare, semplicemente perché tutto ciò che fanno è sempre giusto, morale, legale e persino sublime. Anche il digiuno deve essere abolito: quest’anno mangeremo come re, perché ce lo meritiamo.

Lasciate che i Gentili digiunino. Se lo meritano. Lasciate che Dio digiuni. Anche lui se lo merita dopo tutto quello che ci ha fatto. Lasciate che digiunino le migliaia di palestinesi detenuti che muoiono di fame, non gli ebrei che non hanno mai fatto del male a nessuno. Il digiuno è doveroso per i due milioni di rifugiati di guerra di Gaza. Loro meritano di digiunare, non noi. Noi meritiamo solo il bene e non abbiamo nulla di cui scusarci. Eravamo e rimaniamo un popolo eletto, una villa nella giungla. Una nazione di leoni non ha bisogno di scusarsi mai.

Se stasera in Israele si sentiranno le selihot (preghiere penitenziali), sapremo che Israele non ha imparato nulla dalla…


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Piccole Note Lo Yom Kippur, la festa dell'espiazione, per quali peccati? Oggi per gli ebrei è lo Yom Kippur, il giorno dell'espiazione dei peccati. Su Haaretz, Gideon Levy verga un sarcastico, dolente, drammatico, articolo
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Post #2694 15.7K
ANNUNCIATE NUOVE RIVELAZIONI SUL 7 OTTOBRE CHE INGUAIANO NETANYAHU

La bufera sull'allarme ricevuto da Netanyahu sull'attacco di Hamas del 7 ottobre non si placa. Una nuova nube incombe sull'orizzonte del premier israeliano: Sufian Abu Zaida, ex funzionario di Fatah, in un'intervista rilasciata ieri ha annunciato che a breve rivelerà nuovi dettagli sull'avvertimento ricevuto dal capo di Hamas.

La bufera sull’allarme ricevuto da Netanyahu sull’attacco di Hamas del 7 ottobre non si placa. Una nuova nube incombe sull’orizzonte del premier israeliano: Sufian Abu Zaida, ex funzionario di Fatah – che ebbe un ruolo centrale nel trasmettere la minaccia di Yahya Sinwar a Israele – in un’intervista rilasciata ieri ha annunciato che a breve rivelerà nuovi dettagli sull’avvertimento ricevuto dal capo di Hamas. A riferire l’annuncio è Jack Khoury su Haaretz.

La vicenda è nota: un’inchiesta di Haaretz ha rivelato al mondo che Netanyahu era stato avvertito in maniera chiara dell’attacco imminente, ma ha lasciato fare. A lanciare l’avvertimento era stato lo stesso Sinwar, che aveva comunicato a due funzionari di Fatah in contatto con l’intelligence israeliana, che se gli israeliani “non faranno progressi [nelle trattative in corso con Hamas], sto preparando una grande sorpresa per loro… Dite loro di aspettarsi uno ‘zilzal‘, un terremoto”.

Abu Zaida, che viveva negli Emirati Arabi ed era in contatto con un consigliere del principe ereditario Mohamed bin Zayed, riferì l’avvertimento, che fu trasmesso al principe, il quale, però, volle una rassicurazione ulteriore e chiese che Abu Zaida si incontrasse nuovamente con Sinwar.

Il secondo incontro si tenne a…


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Piccole Note Annunciate nuove rivelazioni sul 7 ottobre che inguaiano Netanyahu La bufera sull'allarme ricevuto da Netanyahu sull'attacco di Hamas del 7 ottobre non si placa. Una nuova nube incombe sull'orizzonte del premier israeliano:
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Post #2693 830
LA CATASTROFE CHE METTE ALLA PROVA IL NUOVO NEPAL

Il governo di Kathmandu ha inizialmente respinto le offerte di squadre straniere di ricerca e soccorso. Una scelta che ha suscitato forti critiche nel Paese, mentre migliaia di persone risultavano ancora disperse.


Quando il 26 agosto l’alluvione ha devastato una regione del nord del Nepal ai piedi del Tibet, il governo di Kathmandu ha inizialmente respinto le offerte di squadre straniere di ricerca e soccorso. «Le offerte di aiuto sono naturali, ma al momento non ne abbiamo bisogno», aveva dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, spiegando che polizia ed esercito erano già impegnati nelle operazioni. Una scelta che ha suscitato forti critiche nel Paese, mentre migliaia di persone risultavano ancora disperse.

Solo giorni dopo, sotto la pressione interna e delle ambasciate straniere, Kathmandu ha autorizzato l’ingresso di alcune squadre di soccorso provenienti da Cina, India e Australia, oltre a specialisti sudcoreani. Bhim Gautam, amministratore delegato dell’Associazione dei produttori di energia indipendenti del Nepal, ha raccontato a NPR che i leader del settore hanno dovuto «fare pressione sul governo» perché consentisse l’arrivo dei soccorritori. Ma, quando l’autorizzazione è arrivata, ha aggiunto, «era ormai troppo tardi».

A oltre tre settimane dal disastro, il bilancio del disastro…


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Piccole Note La catastrofe che mette alla prova il nuovo Nepal L’esitazione iniziale si è però trasformata rapidamente in un problema politico interno. Sui social nepalesi l’account gen.znepal - la generazione Z è stata
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Post #2692 914
RIAD PROPONE UNA TREGUA AGLI HOUTI E TRUMP PARLA DI PACE CON L'IRAN

Gli Usa stanno riflettendo su come mantenere la loro presenza in Medio oriente dopo una guerra che ha distrutto la maggior parte delle loro infrastrutture militari nella regione.

Messaggi contrastanti in Medio oriente. Da una parte Trump ha dichiarato che spera che il conflitto sia vicino alla fine, affermazione che ha una valenza diversa di altre perché martedì prossimo, a margine della riunione generale dell’Onu, si incontrerà con i leader dei Paesi del Golfo per parlare della guerra contro l’Iran e “sui piani statunitensi per una strategia postbellica”, come riferisce Arab news.

Probabile che quest’ultima questione sia stato il tema dell’incontro tenuto in Germania la settimana scorsa dal Capo del Centcom, il generale Brad Cooper, e i capi di Stato Maggiore di Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait, Qatar, Giordania e Egitto.

Infatti, da qualche tempo gli Stati Uniti stanno riflettendo su come mantenere la loro presenza in Medio oriente dopo una guerra che ha distrutto la maggior parte delle loro infrastrutture militari nella regione e dopo aver subito un vulnus difficilmente cancellabile al loro prestigio, dal momento che i Paesi arabi sono furenti per essere stati abbandonati al loro destino durante il conflitto (cosa ripetuta in Yemen, con Trump che ha rifiutato di bombardare gli Houti per conto dei sauditi)…


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Piccole Note Riad propone una tregua agli Houti e Trump parla di pace con l'Iran Deve quindi rinsaldare i legami diplomatici con i propri clienti regionali e cercare di costringerli a prolungare nonostante tutto il patto leonino stretto
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Post #2690 720
NAZA: FILMMAKER E DOCENTI ISRAELIANI A DIFESA DEL DOCU-FILM SUI CRIMINI DI GAZA

Mille filmmaker israeliani hanno firmato un appello in difesa dei due registi, Yuval Abraham e Rachel Szor, affermando la necessità che il film sia visto e sia oggetto di pubblica riflessione. Non solo: 14 docenti di diritto internazionale israeliani, prendendo spunto dal film, hanno chiesto un’indagine indipendente per far luce sui crimini di guerra commessi a Gaza.

Il docu-film NAZA, che denuncia i crimini di guerra commessi contro i palestinesi, ha suscitato reazioni furibonde in Israele. Ma, al contrario di altre pubbliche denunce, alcune voci si sono levate a difesa. Voci flebili, che a stento riescono a superare il clamore delle accuse di tradimento – con annessa minaccia di revocare la cittadinanza ai registi – ma non possono e non devono essere ignorate dal resto del mondo.

Diversi cronisti, soprattutto di Haaretz, hanno difeso l’opera, ma molto più significativo il fatto che mille filmmaker israeliani hanno firmato un appello in difesa dei due registi, Yuval Abraham e Rachel Szor, affermando la necessità che il film sia visto e sia oggetto di pubblica riflessione. Non solo: 14 docenti di diritto internazionale israeliani, prendendo spunto dal film, hanno chiesto un’indagine indipendente per far luce sui crimini di guerra commessi a Gaza.

Voci minoritarie all’interno di Israele, certo, ma significative. E non solo perché testimonia che non tutta la società israeliana è consegnata al genocidio, ma anche perché il dissenso in Israele costa caro. La minaccia di…


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Piccole Note NAZA: filmmaker e docenti israeliani a difesa del docu-film sui crimini di Gaza Il docu-film NAZA, che denuncia i crimini di guerra commessi contro i palestinesi, ha suscitato reazioni furibonde in Israele. Ma, al contrario di altre
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TRUMP PROVA AD RIAPRIRE IL DIALOGO CON L'IRAN

Ieri avevamo accennato che Trump ora può permettersi iniziative che prima gli erano negate dai vincoli cui era costretto. Una libertà relativa, ovvio, che tanti sono ancora i lacci che lo stringono, ma pur sempre qualcosa. Tanto che ieri ha aperto, a suo modo, cioè come fosse una concessione, a una ritorno al dialogo con Teheran, dopo un periodo nel quale aveva assunto una posa attendista.

L’apertura è stata respinta dal portavoce dell’esercito iraniano, che ha ribadito quali sono le condizioni per adire a questo passo, che poi è quanto Teheran ribadisce dall’inizio della cosiddetta tregua (armata).

Un’apertura, quella di Trump, che sembra più una mossa della disperazione. Probabile che sperasse che il summit sul destino di Horumz tra i ministri degi Esteri dei Paesi del Golfo e quello iraniano, previsto per lunedì scorso in Oman e saltato dopo…

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NETANYAHU E ZELENSKY INDEBOLITI: TRUMP È PIÙ LIBERO

Al netto dei tragici errori dovuti al suo arrogante narcisismo, quel che conta è che, a causa della nuova debolezza di Zelensky e Netanyahu, in questi giorni Trump si è trovato a godere di una libertà di manovra prima impossibile. E si nota.

Netanyahu è più debole, fiaccato dall’inchiesta-bomba di Haaretz che ha dato il destro a tanti di accusarlo di aver lasciato che Hamas attaccasse Israele il 7 ottobre (Hillary Clinton ha ipotizzato finanche che lo abbia permesso per rafforzare la propria posizione). Inoltre, deve riservare tutte le sue energie alla campagna elettorale più dura della sua carriera. Zelensky è fiaccato dalle incalzanti inchieste di NABU e SAP, che stanno falcidiando i suoi fedelissimi, ultimo dei quali il procuratore generale, costretto a fuggire nella notte dal suo Paese.

Fattori che aiutano Trump a cercare la quadra nei conflitti in cui è invischiato, quello ucraino, ereditato dal suo predecessore, e le conflittualità mediorientale, anch’esse in fondo ereditate dal momento che il genocidio dei palestinesi, iniziato sotto la precedente presidenza, ha avviato il processo espansionistico israeliano culminato nel conflitto iraniano, da tempo obiettivo finale di tale espansionismo.

Non che Trump sia esente da gravissime responsabilità su entrambi i fronti, e più su quello mediorientale che sulla prosecuzione della guerra ucraina. Ma più che un protagonista di questi teatri di guerra ne è stato un attore, importante, ma sempre solo un attore, riuscendogli impossibile piegare Zelensky ai negoziati ed essendo costretto ad assecondare l’avventurismo di Netanyahu a motivo dei tanti ricatti che lo costringono e per il troppo potere degli alleati del premier israeliano in seno all’Impero…


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Piccole Note Netanyahu e Zelensky indeboliti: Trump è più libero Netanyahu è più debole, fiaccato dall'inchiesta-bomba di Haaretz che ha dato il destro a tanti di accusarlo di aver lasciato che Hamas attaccasse Israele il 7
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Post #2685 952
RIMANDATO IL SUMMIT TRA PAESI DEL GOLFO E IRAN. VINCE LA GUERRA

A comunicarlo le autorità omanite e quelle di Teheran, con queste ultime che hanno esplicitato la causa del rinvio: a chiederlo è stata l'Arabia Saudita.

È saltato l’incontro odierno tra i ministri degli Esteri dei Paesi del Golfo e le autorità iraniane che avrebbe dovuto tenersi in Oman, a Muscat. ...

Salta così la possibilità di un incontro di grande rilevanza, dal momento che i Paesi del Golfo erano chiamati de facto a suggellare l’accordo tra Iran e Oman sulla gestione dello Stretto di Hormuz, che dopo l’incontro sarebbe stata comunicata all’International Maritime Organization, l’ente che presiede al traffico marittimo globale.

Passo significativo per regolare la questione di Hormuz che offriva il destro agli Stati Uniti di chiudere la partita con l’Iran accedendo a un nuovo negoziato centrato solo sul nucleare e le sanzioni, che avrebbe avuto possibilità di riuscita maggiori del precedente.

Inoltre, avrebbe…


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Piccole Note Rimandato il summit tra Paesi del Golfo e Iran. Vince la guerra C'è da considerare che l'Iran non aveva alcun interesse ad assestare il colpo, dal momento che la riuscita del summit, anche se non avesse avuto un esito
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HORMUZ: LA FALSE FLAG PER IMPEDIRE IL SUMMIT DI LUNEDÌ

Un summit di rilevanza tettonica se si considera non solo la storia di rivalità tra il blocco sunnita e l'Iran e l'oggetto del summit: la gestione dello Stretto di Hormuz da parte di Iran e Oman, che la presenza degli inviati degli altri Paesi arabi in qualche modo ratifica.

Lunedì i ministri degli Esteri dei Paesi arabi si incontreranno con una delegazione iraniana guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Ne avevamo scritto ieri con certa trepidazione, oggi la conferma ufficiale. Così il media pakistano Dawn: Funzionari iraniani e dei Paesi arabi del Golfo si incontreranno lunedì a Muscat, capitale dell’Oman, per firmare un accordo che istituirà una rotta marittima tra Iran e Oman attraverso lo Stretto di Hormuz, come confermato dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian e riportato da Al Jazeera”.

Così Pezeshkian in un’intervista: “Questa settimana, lunedì, i ministri degli esteri dei paesi arabi si incontreranno a Muscat per firmare un accordo che istituisce una rotta comune tra l’Oman e l’Iran nello Stretto di Hormuz e per notificare l’accordo all’Organizzazione marittima internazionale. Parteciperanno a questo incontro anche i Paesi i cui territori sono stati utilizzati dagli Stati Uniti per lanciare attacchi contro di noi”.

Un summit…


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Piccole Note Hormuz: la false flag per impedire il summit di lunedì Lunedì i ministri degli Esteri dei Paesi arabi si incontreranno con una delegazione iraniana guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Ne avevamo
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Post #2683 981
MEDIO ORIENTE: TRA MEDIAZIONI SEGRETE E RISCHI DI UNA OCTOBER SURPRISE

Di portata minore, ma non per questo non importante, il rovescio subito dall'Arabia saudita che, rilanciando recentemente la guerra contro gli Houti - iniziata nel 2014 e messa in pausa negli ultimi due anni (750mila morti) - si è suicidata.

Conquistando la città portuale di Mocha e le isole antistanti, gli Houti hanno preso il totale controllo dello Stretto di Bab al-Mandab, nel quale transita molta parte del commercio globale. Uno sviluppo che si sovrappone al controllo dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran, di cui gli Houti sono alleati.

Un altro rovescio per Israele e Stati Uniti, che sull’onda del genocidio palestinese (che oltre a ragioni geopolitiche ha anche un significato simbolico per i circoli che credono nel fausto potere dei sacrifici umani) hanno provato invano a chiudere la partita mediorientale con l’aggressione all’Iran.

Di portata minore, ma non per questo non importante, il rovescio subito dall’Arabia saudita che, rilanciando recentemente la guerra contro gli Houti – iniziata nel 2014 e messa in pausa negli ultimi due anni (750mila morti) – si è suicidata. In realtà, però, Riad sta conducendo obtorto collo questa guerra, com’è accaduto negli anni passati…


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Piccole Note Medio oriente: tra mediazioni segrete e rischi di una October surprise Conquistando la città portuale di Mocha e le isole antistanti, gli Houti hanno preso il totale controllo dello Stretto di Bab al-Mandab, nel quale transita
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LEVY: LE SANZIONI BRITANNICHE DOVEVANO COLPIRE ISRAELE, NON I COLONI

"Gli insediamenti sono Israele e Israele è gli insediamenti. La Linea Verde è scomparsa molto tempo fa e nessun'altra linea separa la Cisgiordania da Israele, a parte la linea dell'Apartheid. Siamo tutti israeliani e siamo tutti coloni. Siamo tutti responsabili di ciò che viene fatto in nostro nome".

Gideon Levy scrive su Haaretz un lucido articolo sulle sanzioni imposte da Gran Bretagna e altri 10 Paesi contro gli insediamenti dei coloni israeliani. Ne riportiamo ampi brani: “La costruzione di case per i coloni su terre palestinesi rubate non si fermerà, né si fermerà il furto di bestiame, per via di ciò che ha fatto la Gran Bretagna, anche se il mondo si compiace di queste sanzioni. Il nuovo governo britannico afferma che in Cisgiordania è in corso una pulizia etnica, diventando così il primo Paese occidentale a dichiararlo. Questo è motivo di speranza e un atto morale. Evviva la Gran Bretagna […]”.

“Ma la Gran Bretagna ha scelto di punire solo i coloni, creando un pericoloso precedente. Così facendo, sta implicitamente affermando che esiste Israele ed esistono i coloni. Esiste un Paese ed esiste un’occupazione, esistono gli israeliani ed esistono i coloni. Com’è comodo fare queste distinzioni, come distinguere tra Benjamin Netanyahu, il guerrafondaio, e l’opposizione, fautrice della pace”.

“[…] Ma gli insediamenti non sono un’entità politica indipendente. Quando l’Europa ha imposto sanzioni alla penisola di Crimea occupata, ha imposto sanzioni anche all’occupante, la Russia. Come si possono punire solo i coloni senza sanzionare coloro che hanno avviato gli insediamenti, li finanziano e li difendono e li sostengono, ovvero il governo di Israele?”…


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Piccole Note Levy: le sanzioni britanniche dovevano colpire Israele, non i coloni Gideon Levy scrive su Haaretz un lucido articolo sulle sanzioni imposte da Gran Bretagna e altri 10 Paesi contro gli insediamenti dei coloni israeliani. Ne
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TRUMP CHIAMA PUTIN (E NON ZELENSKY)

Kiev è rimasta ferma nel suo rifiuto di accedere a un negoziato, da cui la distanza con Washington. D'altronde tale rigetto è evidente dalle dichiarazioni di Zelensky, attualmente concentrate sulla richiesta di difese aeree, in particolare Patriot.

La notizia della telefonata di Trump a Putin in realtà ne nasconde anche un’altra: non ha chiamato Zelensky, smentendo tutte le anticipazioni che davano per certo che, ricevuto il rapporto sulla visita di Witkoff e Kushner a Kiev e Mosca, il presidente americano avrebbe contattato sia l’uno che l’altro. E anche se decidesse di telefonargli stasera o domani, il ritardo risulterebbe comunque significativo (atto dovuto, obtorto collo)…

…Richiesta che gli stolidi rappresentanti dei Paesi europei hanno accolto, destinando parte dei 90 miliardi di euro (90 miliardi…) concessi in prestito a Kiev all’acquisto di Patriot americani, rimpinguando in tal modo il complesso militar-industriale Usa con soldi che avrebbero dovuto essere investiti nel mercato delle armi europee.

Al di là dell’attivismo dei guerrafondai europei, va sottolineato che Trump e Putin…


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