La più intollerante delle religioni
Sempre di nuovo occorre mettere in questione il primato della conoscenza nella nostra cultura, chiedersi se veramente, secondo le parole che aprono la Metafisica di Aristotele, ciò che gli uomini desiderano sia innanzitutto conoscere.
Se si restituisce infatti la verità al suo significato etimologico di non-nascondimento (a-letheia), allora nella verità in questione non è la conoscenza, ma la conoscibilità, l’apertura a partire dalla quale soltanto qualcosa come una conoscenza diventa possibile.
Se chiamiamo «volto» l’esser manifesto, il darsi e l’apparire di ciascuna cosa, allora la verità si situa in questa apertura originaria, è memoria dei volti delle cose e non la loro riduzione a oggetto di sapere e di scienza. E poiché noi proviamo piacere e ci innamoriamo delle apparenze e dei volti, una conoscenza che pretende di farne a meno non può in alcun modo contribuire alla nostra felicità.
Se l’arte e la filosofia ancora ci interessano, è perché hanno a che fare non con la conoscenza, ma con la conoscibilità delle cose e delle persone. Una cultura come quella in cui viviamo, che dimentica i volti e insegue a tutti i costi la conoscenza non può pertanto che finire, com’è oggi evidente, nel dominio cieco e distruttivo sul mondo da parte di una scienza trasformata nella più intollerante delle religioni.
Di Giorgio Agamben
05.10.2026
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