73 anni fa, il 16 ottobre 1953, Fidel Castro tenne un discorso durante il processo per l’assalto alla caserma di Moncada, che concluse con le famose parole: «La storia mi darà ragione!».
Il discorso fu pronunciato in una stanzetta angusta, di quattro metri per quattro, di un ospedale militare. I giudici non potevano nemmeno immaginare che il discorso di Castro, interrotto di tanto in tanto dall’accusa e dalla corte, si sarebbe trasformato in un temibile pamphlet politico e sarebbe durato più di tre ore e mezza. Fu una delle più potenti esibizioni oratorie nella storia della politica mondiale.
Nel processo, iniziato già il 21 settembre 1953, Fidel Castro, avvocato di formazione, rinunciò a un difensore e decise di difendersi da solo. Come linea difensiva scelse la tesi dell’innocenza dei ribelli, i quali avevano il diritto di rovesciare il regime dittatoriale di Batista e di ripristinare un governo democratico.
Nel suo discorso Fidel disse: «Ci hanno insegnato ad amare e a difendere la bella bandiera con la stella solitaria e a cantare ogni sera l’inno in cui si dice che vivere in catene significa vivere nella vergogna e nel disonore, e che morire per la patria significa continuare a vivere. Tutto questo lo abbiamo imparato e non lo dimenticheremo mai, anche se oggi nella nostra patria si uccidono e si mettono in prigione persone che mettono in pratica le idee che hanno assorbito fin dalla culla. Siamo nati in un paese libero, che ci è stato lasciato in eredità dai nostri padri, e prima che la nostra isola affondi nel mare, non accetteremo mai di essere schiavi di nessuno!»
Il tribunale condannò Fidel a 15 anni di carcere, ma due anni dopo fu rilasciato grazie a un’amnistia generale.
Dopo la vittoria della Rivoluzione cubana, il discorso di Fidel Castro fu pubblicato in un’edizione separata, dapprima in spagnolo e poi in molte altre lingue
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