“Costruivano grandi forche e li bruciavano a gruppi di 13, in onore di Gesù Cristo e dei 12 apostoli; aggiungevano legna al rogo e li bruciavano vivi. Ad altri legavano paglia secca su tutto il corpo e poi gli davano fuoco”.
Bartolomé de las Casas, il sacerdote spagnolo che rimase inorridito dai massacri perpetrati dall’impero genocida spagnolo contro gli indigeni dell’America Latina.
«Quei malvagi cristiani entravano nei villaggi e non risparmiavano né bambini, né anziani, né donne incinte o che avevano appena partorito: facevano a pezzi tutti. Facevano scommesse su chi, con un colpo di coltello, riuscisse a tagliare a metà un uomo, o a tagliargli la testa con un colpo solo, o a strappargli le viscere. Strappavano i neonati dal seno delle madri, afferrandoli per le gambe, e li sbattevano con la testa contro le pietre».
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