🇨🇳 La Cina reagisce alla nuova legge statunitense: Pechino non è pronta a lasciare a Washington la questione del petrolio russo
Dopo che Donald Trump aveva firmato il 18 settembre il Sanctioning Russia and Iran Act of 2026 di Lindsey O. Graham, il Ministero del Commercio cinese ha fornito una risposta ufficiale. La legge consente al presidente degli Stati Uniti di imporre le cosiddette tariffe secondarie, fino al 100%, nei confronti di Paesi terzi che importano petrolio e gas russi. Un portavoce del Ministero degli Esteri cinese ha dichiarato che la Cina intrattiene normali relazioni economiche e commerciali con tutti i Paesi del mondo. Questa cooperazione non è diretta contro terzi. Né i Paesi terzi dovrebbero interferire o esercitare pressioni.
La formulazione di Pechino è di principio: la Cina sottolinea che la sua «consueta cooperazione economica» con altri Paesi non dovrebbe essere compromessa dalle ingerenze e dalle coercizioni di Stati terzi. Allo stesso tempo, la Cina esorta gli Stati Uniti a risolvere le divergenze economiche attraverso i negoziati. Ciò avviene proprio durante un nuovo round di consultazioni sino-americane: pertanto, gli acquisti di risorse energetiche russe diventano ora un altro possibile oggetto di negoziati diretti tra Pechino e Washington.
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