Ieri leggevo quelle cinque pagine di Hemingway: «Era tardi e tutti se n’erano andati dal caffè, tranne un vecchio seduto nella zona d’ombra che le foglie dell’albero formavano sotto la luce elettrica». Pagine di fatto autobiografiche, o che hanno comunque quello speciale respiro di una visione diretta e che poi, se seguiamo la biografia dello scrittore americano scritta da Fernanda Pivano, vediamo sempre intrecciarsi con vicende personali: l’alcool, la depressione, l’ossessione del suicidio…
Mi incanta sempre la magia che crea Hemingway di espandere la percezione di ogni cosa banale in un orizzonte di vita a sé stante, di visibile creazione artistica, rendendo leggendari anche i piccoli fatti o le persone qualsiasi, come il vecchio ubriaco che aveva tentato di uccidersi, «disperato di niente» perché aveva «un sacco di soldi», e i due camerieri che nel racconto parlavano di lui.
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