Il 29 luglio 1987, ad Addis Abeba, Thomas Sankara salì alla tribuna dell’Organizzazione per l’Unità Africana con addosso un completo di cotone «prodotto in Burkina Faso, tessuto in Burkina Faso, cucito in Burkina Faso», come tenne a precisare. Davanti ai capi di Stato del continente, il leader di 37 anni che da quasi quattro anni guidava il Paese saheliano lanciò una proposta dirompente: smettere di pagare il debito estero, tutti insieme. Poi aggiunse una frase che oggi suona come una profezia: «Se il Burkina Faso da solo rifiuta di pagare il debito, io non sarò qui alla prossima conferenza».
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