Oggi sono trascorsi esattamente 3 anni e un giorno dal 7 ottobre 2023, un evento che ha molto in comune con l'11 settembre 2001.
La matrice terroristica (reale o presunta), l'utilizzo strumentale della vicenda a scopo di ritorsione e di manipolazione mediatica, le tante incongruenze, il tardivo intervento della difesa, la certezza che l'attacco era atteso ed era stato comunicato da più fonti nei mesi precedenti, il forte coinvolgimento di Israele.
Di tutto questo abbiamo parlato profusamente in questi anni.
Ma c'è un'altra cosa che accomuna questi due eventi: le centinaia di vittime civili che hanno perso la vita, e come queste siano passate totalmente in secondo piano rispetto alla narrazione dell'evento, sia quella mainstream che quella alternativa.
Molte di queste vittime probabilmente sono state sacrificate o perlomeno abbandonate dal loro stesso governo proprio per ottenere gli effetti sopra citati.
Ma ciascuna di esse era un essere umano. Con una madre e un padre, forse dei figli e nipoti, amici e persone care che sono morte insieme o che hanno subito il dolore della sua scomparsa.
Chiediamo allora lo sforzo di soffermarsi su questi esseri umani che non ci sono più, e che a prescindere da etnia, religione e appartenenza politica, restano le vittime della megamacchina economico-bellica e di sistemi di potere che non danno alcun valore alla vita umana.
Ciò che un governo fa a un altro popolo (o al suo) non dovrà mai giustificare atrocità nei confronti di altri esseri umani innocenti.
Oggi più che mai serve il coraggio della verità ma anche della pace, nel rispetto del diritto dei popoli a vivere con dignità e libertà.
Oggi è soprattutto il giorno del raccoglimento e della memoria. E dell’impegno a non rassegnarci all’idea che siano destinati a vivere per sempre nella paura, nell'odio e nel sangue.
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