Ce l’ho da ieri nella mente, ma fortunatamente per altri impegni di lavoro, non ho potuto scrivere la mia su questa immagine che gira sui social. Chi mi conosce sa che sono laureata in Scienze della Comunicazione alla triennale e Scienze della Comunicazione e Scienze Statistiche alla magistrale. Oltre ciò, dopo vari corsi e sbattimenti successivi sono approdata al mio impegno lavorativo nel settore digitale.
Detto questo l’Influencer Marketing, per quanto sia figo, per quanto sia in voga oggi, non lo si può insegnare all’Università come professione. Perché? Perché l’Influencer Marketing può e deve essere un modulo da insegnare come fenomeno contemporaneo, ma l’Influencer (quello vero) è spontaneo, è una persona che con il suo modo di fare, il suo comportamento e il suo lavoro si è contornato di una community utile che lo segue ed è influenzata a tal punto da indirizzare le sue scelte d’acquisto e non.
Con questi corsi ci saranno sempre Influencer che oggi pubblicizzano l’acqua e domani una borsa, in posa come se si stesse facendo una foto per uno spot. Questa si chiama cartellonistica stradale, ma diciamo che l’Influencer Marketing è qualcosa di più.
L’Influencer è spontaneo, e udite, udite lavora ad altro e di conseguenza è un Influencer, non fa l’Influencer e cerca di sbarcare il lunario perché è “il nuovo marketing”.
Claude Lévi-Strauss* avrebbe scritto che “
L’umanità si cristallizza nella monocultura, si prepara a produrre la civiltà in massa, come la barbabietola”.
*Antropologo, etnologo e filosofo francese non uno qualunque eh ☺️
Tag: #Influencer #InfluencerMarketing #Marketing #Università
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