Avevano una chat chiamata āsiamoā¦stupefacentiā. Anche lƬ parlavano degli interventi e degli arresti degli spacciatori. Ma raccontavano fatti diversi da comāerano davvero avvenuti. E soprattutto, da come venivano raccontati ai magistrati che poi dovevano convalidare i fermi. Ć un dettaglio che spicca tra le 200 pagine con le quali i pm hanno chiesto lāarresto in carcere per sei agenti della polizia locale di Milano, accusati appunto di arresti illegali, falso, calunnia. Lāipotesi: verbali ātaroccatiā per giustificare il blocco di pusher. Nelle carte si legge il modus operandi. āLo schema di tali interventi ĆØ ripetitivo, avendo una origine comuneā. Cāera un informatore che dava indicazioni ai vigili sui pusher da arrestare; venivano usate āescheā, fra cui ācittadini privatiā per incastrarli; infine, āla redazione di atti, una volta fermato il soggetto, che falsamente descrivonoā i comportamenti dellāarrestato, comprese ācessioni mai avvenute a cui gli operanti dichiaravano di aver assistitoā.
L'articolo completo di Rosario Di Raimondo su Repubblica Milano
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