Insomma, le uniche due cose che avremmo voluto sapere Ušakov e Peskov non ce le hanno volute dire. Ma che l’accordo sul diesel non sia una cosa che è stata improvvisata ieri è ovvio, così come è ovvio che conviene ad entrambi, per motivi diversi. Che un ‟oil deal” fosse in discussione tra le parti era noto da tempo, ma non era chiaro se e come si sarebbe concretizzato. E perché si concretizzasse gli USA avevano fatto alcune pressioni sull’Ucraina perché smettesse di attaccare le raffinerie russe, cosa che non è avvenuta.
Secondo la ricostruzione di Barak Ravid per Axios, l’Ucraina ha ignorato per sei volte le richieste statunitensi, e proprio questo ha portato all’accordo USA-Russia sul diesel. Witkoff e Kushner hanno così comunicato alla delegazione ucraina arrivata a Miami per un nuovo round di colloqui che Trump avrebbe di lì a poco sentito Putin e avrebbe tolto le sanzioni sul diesel, perché gli attacchi alle raffinerie ‟fanno male alla Russia, ma fanno male anche agli USA”. Secondo un anonimo diplomatico ucraino citato da Ravis, gli USA avrebbero anche minacciato di sospendere la condivisione di intelligence con l’Ucraina se gli attacchi non fossero cessati, cosa che è invece negata da un’altra fonte anonima, stavolta statunitense.
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