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PESTE NERA A IRKUTSK Siberia?
(un commento di Urtica Urens ad un post di Maria Morigi)

«Maria Morigi, se me lo permetti, ricostruisco qui da te in modo più ordinato la successione degli eventi perché il commento che avevo buttato giù stanotte mi pare poco chiaro.

Il 2 ottobre, in Siberia, muore Darya Shipilova, una ricercatrice di 28 anni impiegata presso l’Istituto antipeste di Irkutsk. La causa del decesso è una polmonite di origine ancora sconosciuta. Si ipotizza un’infezione da peste polmonare, ma al momento non esistono conferme microbiologiche pubbliche. Le autorità russe escludono incidenti di laboratorio, mentre l’OMS chiede ulteriori informazioni. L’ECDC (Centro Europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie) al 6 ottobre, non segnala casi secondari né evidenze di trasmissione interumana sostenuta.
Fin qui, i fatti.
Ma intorno a questa vicenda si sta costruendo una narrazione che merita attenzione, non tanto per la minaccia biologica in sé, quanto per i meccanismi attraverso i quali si formano e si diffondono determinate rappresentazioni della realtà.

Nel luglio scorso, la giornalista americana Annie Jacobsen - con buoni agganci alla Casa Bianca - pubblica "Biological War: A Scenario", un libro nel quale immagina una catastrofe planetaria provocata dalla fuoriuscita da un laboratorio russo in Siberia di un agente patogeno geneticamente modificato. In pratica un batterio della peste polmonare cui é stato “insegnato” a resistere agli antibiotici. Pensa te quanto possono essere idioti gli umani.
Il 23 settembre, due giorni prima del presunto contagio nel laboratorio russo, nel suo discorso alle Nazioni Unite, Zelensky definisce Putin «Patient Zero», paziente zero, utilizzando una metafora epidemiologica per descrivere la propagazione della guerra.
Il 25 settembre, giorno del presunto contagio, Taylor Swift pubblica un singolo intitolato proprio "Patient Zero", annunciato peraltro prima del discorso di Zelensky.
Infine, arriva la notizia della morte della ricercatrice di Irkutsk.

Quattro episodi distinti, senza alcun collegamento causale dimostrato, che qualcuno comincia ad assemblare come tessere di un mosaico.
Ed è qui che la vicenda diventa particolarmente interessante.
Una ricognizione delle prime tracce pubblicamente rintracciabili mostra che alcuni degli accostamenti fra la ricercatrice, il libro, la canzone e il discorso di Zelensky circolano inizialmente in ambienti della destra radicale statunitense, vicini all’universo MAGA e QAnon.

Già il 3 ottobre, su 8kun, nella sezione Q Research storicamente legata a QAnon, compare il riferimento alla ricercatrice come «Patient Zero». Nei giorni successivi, altri collegamenti vengono rilanciati attraverso canali Telegram e commentatori dell’area di estrema destra americana, fino a raggiungere trasmissioni come Infowars di Alex Jones.
Attenzione: queste sono le prime tracce individuate, non la dimostrazione di chi abbia originato la narrazione.
L’elemento significativo è che la costruzione del racconto non sembra nascere, almeno nelle sue prime manifestazioni documentabili, da ambienti interessati a sostenere le istituzioni occidentali, bensì da circuiti prevalentemente filotrumpiani, fortemente critici verso l’establishment e le precedenti politiche pandemiche.

La distinzione è tutt’altro che marginale.
Per alcuni, la vicenda costituirebbe il segnale di una catastrofe biologica imminente. Per altri, l’indizio di una nuova operazione delle élite volta a manipolare l’opinione pubblica. Per altri ancora, semplicemente una singolare concentrazione di coincidenze.
Interpretazioni differenti, talvolta contraddittorie, che possono tuttavia alimentare il medesimo clima di incertezza.
E proprio questa incertezza introduce una questione politica.
Fra ottobre e novembre si concentrano importanti consultazioni elettorali in Brasile, Israele, Stati Uniti e Spagna. Nel 2027 sarà la volta, fra gli altri, di Francia e Italia.
La storia recente ha dimostrato quanto un’emergenza sanitaria possa modificare le condizioni della competizione democratica: campagne elettorali, partecipazione al voto, priorità dell’opinione pubblica e legittimazione di provvedimenti straordinari.
Non è necessario ipotizzare che qualcuno abbia provocato una crisi per riconoscere che una crisi reale, oppure la sua percezione collettiva, possa essere sfruttata politicamente.
Una narrazione, una volta entrata nello spazio pubblico, può produrre conseguenze concrete anche quando le premesse sulle quali si fonda non sono dimostrate.
Il meccanismo è relativamente semplice: una notizia suscita timore; il timore alimenta richieste di intervento; gli interventi diventano a loro volta notizie e possono essere interpretati come conferma della gravità della minaccia.
Una retroazione fra percezione, comportamento e risposta istituzionale.

Per ora non sono emerse prove di una campagna coordinata, né richieste istituzionali documentate di sospendere le prossime elezioni sulla base della vicenda di Irkutsk. Sarebbe scorretto sostenere il contrario.
Sarebbe però altrettanto riduttivo ignorare la rapidità con cui fatti indipendenti vengono riuniti in racconti capaci di acquisire significato politico.

La domanda, allora, non è se Annie Jacobsen, Taylor Swift o Zelensky abbiano anticipato misteriosamente qualcosa.
È un’altra:
Chi seleziona queste coincidenze, chi le amplifica, a quali pubblici si rivolge e, soprattutto, quali comportamenti intende suscitare?
La risposta richiede di seguire fonti, cronologie, reti di diffusione ed eventuali conseguenze istituzionali, senza trasformare ogni somiglianza in una prova di intenzionalità.
Poiché non occorre controllare l’origine degli eventi per tentare di controllarne il significato, in determinate circostanze, il significato attribuito agli eventi può diventare politicamente più influente degli eventi stessi.
Cosa comporterebbe, potremmo domandarci, la diffusione di una pandemia o anche solo del timore di una pandemia mortale sugli esiti della guerra in Ucraina?

E ancora.
Quale notizia potrebbe attrarre l'attenzione di un'opinione pubblica ormai smaliziata, distraendola da altre più concrete preoccupazioni? Forse il terrore di una malattia gravissima, orribile e impossibile da curare?
(in foto, veduta di Irkutsk, Russia)
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