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Giuseppe Masala Chili 🌶 Giuseppe Masala Chili 🌶 @giuseppemasala · 22.6K subscribers
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Giuseppe Masala Chili 🌶 .
“Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo”. René Girard scrive che c’è, in ogni epoca, un’organizzazione del sapere per la quale ogni scoperta importante costituisce una minaccia. Nel nostro momento storico, quell’organizzazione del sapere è ancora dominata dallo strutturalismo, una corrente di pensiero – filosofico, scientifico e metodologico – nata quasi cento anni fa, ma tanto pervasiva e resistente da sopravvivere, tutt’oggi, nel post-strutturalismo.

Senza addentrarci nel merito, questa corrente più o meno sotterranea definisce gli elementi della cultura umana nelle loro relazioni reciproche, come appartenenti a un sistema più vasto: il che appare, a tutta prima, un approccio ragionevole, non pericoloso. Le conseguenze che possiamo definire storiche sono state tuttavia rilevanti: il rifiuto del concetto di libertà e di scelta umana a favore dell’influenza determinante di strutture sovraordinate; la sostituzione del primato della storia, dell’esperienza, della soggettività della coscienza e dell’individuo con quello della struttura di appartenenza; un antistoricismo, un anti-umanesimo e un anti-esistenzialismo via via crescenti. Non ultima, la cancellazione dello spirito e del senso religioso nella storia, bandito da qualsiasi trattazione in maniera definitiva – con una passione e un’energia spese nei decenni, che ne tradiscono, semmai, l’importanza.

Non sorprende che dietro la figura istrionica di Claude Lévi-Strauss, l’antropologo che ha fatto diventare di moda lo strutturalismo, siano confluiti marxisti, psicoanalisti freudiani, decostruzionisti, post-modernisti, ecc. Il “Dio è morto” di Nietzsche, pronunciato con ben altro significato, diventa un dato di fatto, un’impostazione non più discutibile, mentre i post-strutturalisti proclamano che, dopo Dio, anche l’uomo è ormai morto – o era già morto.

“Non vi è mai stato, prima del nostro, un ordine sociale che non appaia dominato dal soprannaturale,” scrive Girard, sottolineando il risultato di questa corrente: la società occidentale è infatti la prima che ha abolito il religioso, cancellando Dio dal proprio linguaggio e dalla propria narrazione.

Mentre altre culture premono, forti proprio del messaggio spirituale che fa da bandiera, da obiettivo esistenziale e da sottofondo filosofico – si pensi ad esempio al Confucianesimo –, la nostra volontà di premiare a ogni costo “la struttura” ci differenzia, ci rende orfani delle nostre radici, e dunque più fragili ed esposti.

Non è un caso che l’ultima nostra “struttura”, l’Unione Europea, abbia rinunciato alle sue radici cristiane in favore di un’inclusività senza condizioni e di un relativismo che sa solo di sindacalismo dell’ipocrisia e della sconfitta. Dopo un secolo di strutturalismo, la nostra società non produce più nulla di religioso e confonde l’afflato spirituale con l’appartenenza a un’altra struttura, a un’altra liturgia. Ciò mentre la cura dello spirito, l’assillo pneumatologico di Dostoevkij, viene confuso col mestiere di assistente sociale, di pastore politico, di presenza istituzionale.

È un segno di decadenza che si manifesta nell’impoverimento delle scienze dell’uomo, nell’omogeneizzazione verso il basso, nel crescere della violenza repressa, nella ricerca spasmodica del capro espiatorio, nella polarizzazione delle posizioni. Sopra tutto, la narrazione mainstream disegna “un universo intellettuale tanto più conformista in quanto crede di detenere una specie di monopolio dell’anticonformismo. Questo lo dispensa da ogni reale autocritica.”

Nella degenerazione dell’antico sacro, l’organizzazione del sapere difende dunque se stessa attirando folle di conformisti e di mediocri il cui unico scopo è la sopravvivenza biologica, ad libitum, con sistemi amichettisti e nepotistici. Il bene pubblico – fatto non di una massa informe ma di individui, di storie, di anime – viene piegato alle esigenze della struttura di turno, che si alimenta con un proprio linguaggio da iniziati, con annunci generici, con nemici-capri espiatori.

Non ci resta che scegliere: continuare a nutrire questo mostro con vittime designate e adottando il linguaggio e le abitudini da iniziati, oppure ritrovare il coraggio di un pensiero che rimetta l'uomo, e non il sistema, al centro della storia. E che ritrovi il sacro non nella forma ma nel nostro tessuto. È una scelta che Girard ci ha lasciato in eredità, e che l'Europa, orfana delle proprie radici, sembra oggi meno che mai disposta a compiere.
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ℹ️Il testo propone una critica filosofica e culturale alla società occidentale contemporanea, basandosi sul pensiero dell'antropologo e filosofo René Girard.
In sintesi, l'autore sostiene che l'Occidente si sia indebolito e impoverito spiritualmente a causa dello strutturalismo, una corrente di pensiero che mette i "sistemi" e le "strutture" al di sopra dell'individuo, della sua libertà e della sua storia.
Ecco i punti chiave spiegati in modo semplice:

* Il primato della struttura sull'uomo: Lo strutturalismo (e il successivo post-strutturalismo) spiega il mondo dicendo che le azioni umane sono totalmente determinate da regole e sistemi invisibili (sociali, economici, linguistici). In questo modo, concetti come la libertà individuale, la scelta personale e l'anima vengono cancellati. L'uomo non è più il protagonista della storia, ma una pedina del sistema.
* La cancellazione del sacro: L'Occidente è la prima civiltà della storia che ha cercato di eliminare completamente la religione, lo spirito e Dio dal proprio linguaggio e dalla propria cultura. Questo ci differenzia da altre culture (come quella cinese legata al Confucianesimo) che invece traggono forza e identità dalle loro radici spirituali.
* La fragilità dell'Europa: Avendo rinnegato le proprie radici (in particolare quelle cristiane) in nome di un relativismo politico e di un'inclusività senza condizioni, l'Unione Europea è diventata una "struttura" fredda, burocratica e fragile. Anche la Chiesa o la spiritualità vengono spesso ridotte a compiti puramente sociali o politici, perdendo la loro vera forza interiore.
* I sintomi della decadenza: Questa mancanza di veri valori spirituali sta producendo una società conformista, mediocre e polarizzata. Non sapendo più gestire le tensioni interne, le persone cercano continuamente dei capri espiatori (nemici da incolpare) e si rifugiano in un finto anticonformismo che in realtà è solo sottomissione alle logiche di potere.
* La scelta finale: Il testo si conclude con un bivio. Possiamo continuare a nutrire questo sistema burocratico e conformista, oppure possiamo ritrovare il coraggio di rimettere l'essere umano, la sua storia e il senso del sacro al centro del mondo.
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