L’Unione europea ha un modo tutto suo per combattere le ingerenze straniere. Stando alla risoluzione approvata ieri dall’Eurocamera, si dovrà dotare di un “Centro per la resilienza democratica” per contrastare la guerra ibrida. Con due problemi principali irrisolti: il primo, il perimetro d’azione di questo scudo democratico, affinché non interferisca a sua volta con le libere elezioni e la libera stampa; il secondo, un’attenzione totale a Mosca e qualche altro “nemico”, a scapito delle ingerenze di americani, israeliani, qatarioti e simili.
La risoluzione è stata votata con 420 sì, 220 contrari e 26 astenuti. Tra gli italiani, si sono espressi a favore Forza Italia, Pd, Verdi e Azione, mentre Lega, FdI, M5S e Futuro Nazionale hanno votato contro e Sinistra Italiana si è astenuta. Ma cosa contiene il testo? Si tratta del mandato alla commissione a implementare il famigerato scudo democratico di cui si parla da anni, una serie di iniziative che dovrebbero proteggere le democrazie in tempi di fake news, attacchi informatici, sabotaggi, eccetera.
Si arriva però al problema del doppiopesismo, come denuncia il 5Stelle Danilo Della Valle: “Invece di uno studio serio sui rischi reali per le nostre democrazie, siamo davanti al solito schema: Russia, Cina, Iran e Corea del Nord sono le principali minacce, ma bisogna chiudere gli occhi verso le ingerenze vere e già note se provengono da quelli che dovrebbero essere gli alleati”.
Nella risoluzione la Russia viene citata 134 volte. La si definisce “uno Stato sponsor del terrorismo” e “la principale minaccia esterna alla sicurezza e all’integrità territoriale dell’Europa”. Si chiede alla commissione di proteggere le infrastrutture, di dotarsi di strumenti anti-deepfake, di stare in guardia dalle minacce del Cremlino. Altri Stati vengono però praticamente ignorati. Israele non compare mai nella risoluzione, nonostante, per dire, lo scandalo di spionaggio col software Pegasus.
Altra amnesia è sul Qatar, citato en passant solo nelle lunghe premesse: “Attori malevoli di Paesi terzi hanno cercato di interferire con il Parlamento e esercitare un’indebita influenza, (…) come dimostrato da casi quali il cosiddetto Qatargate”. Eppure lì la guerra ibrida era stata più concreta che mai, con tanto di trolley pieni di contanti.
Anche gli Usa restano molto sullo sfondo, vengono menzionati un paio di volte Meta e X, su cui vengono sollecitate indagini su “opacità nell’algoritmo” in grado di “interferire con il voto”. Indicazioni tiepide di cui dovrà occuparsi questo nascituro Centro per la resilienza democratica. Secondo FdI, “una deriva pericolosa” perché “potrebbe trasformarsi in uno strumento di pressione sulle realtà nazionali che non piacciono a Bruxelles”.
Del resto in tema di Russia l’Ue è impegnata pancia a terra. Proprio in queste ore in plenaria è arrivata anche la modifica al Bilancio dell’Unione. Tra le pieghe, c’è anche l’assunzione di 53 funzionari ucraini per esigenze di “gestione finanziaria, di bilancio e giuridica” relative “al prestito a sostegno dell’Ucraina, che necessita di competenze supplementari per la sua attuazione da parte della Commissione”.
Per gestire gli oltre 90 miliardi approvati per i prossimi anni, l’Ue si affida dunque anche a burocrati e tecnici di Kiev. Di questi 53 assunti, 41 sarebbero a tempo indeterminato per un costo stimato di 3,2 milioni di euro l’anno. La notizia sta facendo storcere il naso negli uffici di Bruxelles anche perché arriva proprio mentre diversi Paesi, come riportato da Politico, stanno invece insistendo per tagliare in maniera consistente i funzionari a libro paga dell’Ue. Quelli degli Stati membri.
-FQ
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