CONSENSO INFORMATO: LA CASSAZIONE RIMETTE AL CENTRO LA PERSONA
Le recenti ordinanze 316/2026 e 2968/2026 riaffermano un principio che nella prassi sanitaria viene spesso dimenticato: il consenso informato non è un atto burocratico, ma un diritto sostanziale.
La firma su un modulo standardizzato non prova che il paziente abbia ricevuto un’informazione completa, comprensibile e personalizzata.
La Corte è chiara: può esserci responsabilità anche in assenza di errore tecnico, se il paziente non è stato realmente messo nella condizione di scegliere.
Questo richiama un nodo culturale profondo. Troppo spesso il consenso viene trattato come strumento difensivo della struttura sanitaria, non come momento centrale della relazione medico-paziente. Moduli consegnati all’ultimo minuto, linguaggio tecnico, spiegazioni sommarie.
Il problema emerge con particolare evidenza anche nelle pratiche vaccinali, dove la standardizzazione dell’informazione rischia di comprimere la personalizzazione che la legge richiede.
Il consenso informato non è un click, non è una formalità, non è una procedura automatica. È dialogo, è comprensione, è libertà.
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