Dagli Stati Uniti la più grande revisione del calendario vaccinale pediatrico degli ultimi decenni.
Una decisione che mette in discussione sicurezza, obbligo vaccinale e diritti dell’infanzia anche nel nostro Paese.
Negli Stati Uniti il dogma dell’ipervaccinazione infantile si è appena incrinato.
Con una decisione senza precedenti, il Centers for Disease Control and Prevention ha ufficialmente ridotto il calendario vaccinale pediatrico di routine, eliminando circa 55 dosi e allineandolo alle pratiche internazionali. È la più ampia revisione della politica vaccinale pediatrica americana dell’era moderna, un atto che equivale a un’ammissione implicita: il calendario precedente, arrivato nel 2024 a prevedere fino a 88 dosi di routine, si era espanso senza adeguate prove di sicurezza a lungo termine e senza una valutazione degli effetti cumulativi.
Mentre negli USA si apre finalmente una fase di ripensamento, in Italia il calendario resta un tabù intoccabile, l’obbligo vaccinale continua a essere imposto senza confronto e migliaia di bambini non vaccinati vengono ancora esclusi dagli asili nido e dalle scuole dell’infanzia.
La domanda, a questo punto, non è se il tema sia scomodo, ma perché il dibattito sia ancora sistematicamente evitato: se anche la sanità americana fa marcia indietro, su quali basi scientifiche e democratiche l’Italia continua a procedere in direzione opposta?
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