Rilanciamo il post di una nostra carissima amica, Rossana, sulla storia della "casa nel bosco".
La storia della "casa nel bosco" non è la storia di chi si schiera a favore o contro certe scelte.
Non è la storia di chi vuole difendere la famiglia tema tanto caro alla destra, o di chi vuole scegliere di vivere in maniera ecologica, tema tanto caro alla sinistra.
La storia di Nathan e Catherine è una storia che riguarda tutti, davvero tutti noi.
Perché è una storia che ci dovrebbe far interrogare sull'infanzia.
Ognuno di noi è stato bambino.
L'umanità si fonda sull'infanzia, nasce dall'infanzia, si sviluppa dall'infanzia.
Eppure è la categoria meno tutelata di tutti.
Qualcuno si è chiesto cosa provano questi bambini?
Ci riempiamo la bocca di Diritti dell'infanzia e dell'adolescenza quando ci sono le ricorrenze eppure rimangono solo parole su carta.
Qualcuno davvero pensa che per far stare bene i bambini serva un bagno tradizionale? E guardate che qua non si parla di igiene che era ampiamente assicurata ai figli di Catherine e Nathan o di possibilità economiche, quelle mai messe in discussione.
Oggi chiedetelo ai vostri figli cosa li rende felici.
E chi non ha figli lo chieda al vostro bambino interiore, a quello che siete stati quando eravate piccoli: cosa è essere felici? Cosa è essere sereni?
Ve lo ricordate cosa vuol dire per un bambino essere amato, avere dei genitori che ti amano e che si prendono cura di te? Oppure ve lo ricordate cosa vuol dire non essere o non sentirsi amati?
Tutti dobbiamo chiedercelo.
Questo è uno dei fondamenti del benessere.
Del benessere di tutti i bambini, che essi vivano in Papuasia o a Palmoli, in città o in campagna.
Ed è un faro che dovrebbe guidarci quando abbiamo l'onore e l'onere di decidere per chi non ha per legge questo potere.
Noi dovremmo partire dall'ascolto di questa infanzia. La verità è che nessuno chiede mai davvero niente ai bambini. Mai.
Facciamo vite distratte, dove crediamo che i nostri figli siano felici perché hanno una bella casa, vanno a scuola come tutti, fanno la vita di tutti. Oppure si pensa che dargli oggetti li renda felici.
Perché sono stati cresciuti così: con tutto ma con nessuna riflessione da parte di noi adulti su ciò che conta davvero.
Quando gli abbiamo dato l'ultimo abbraccio?
Quando gli abbiamo raccontato una storia?
Quando abbiamo trascorso del tempo con loro e per loro all'aria aperta?
Senza queste cose i bambini si spengono.
Ne hanno bisogno tutti, nessuno escluso!
Chi ci pensa davvero ad ascoltare i bambini? Chi davvero li rispetta?
Chi ha deciso per l'allontanamento dei bambini dalla loro casa li ha ascoltati?
Questa è la domanda che oggi dobbiamo farci tutti. Ma proprio tutti.
Nella foto il focolare attorno al quale mi sono seduta fuori casa di Nathan e Catherine mentre mio figlio giocava con i loro bambini.
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