Tensioni tra la comunità ebraica e l'associazione nazionale partigiani durante la commemorazione al ghetto di Roma del rastrellamento del 1943, uno dei momenti più bui della seconda guerra mondiale, quando le SS naziste - con la collaborazione dei fascisti - arrestarono casa per casa oltre mille ebrei, deportandoli ad Auschwitz.
Durante la cerimonia alcuni membri della comunità hanno urlato contro l'#Anpi - che come ogni anno stava partecipando alla giornata del ricordo su invito del Comune di Roma - intimandogli di lasciare il ghetto. Nei giorni scorsi il presidente della comunità ebraica Victor Fladlun aveva chiesto all'Anpi di non partecipare: "Chi ha contestato la presenza delle bandiere di Israele e della Brigata Ebraica nei cortei del 25 Aprile, chi non ha saputo difendere senza ambiguità il diritto degli ebrei e di tutti gli italiani a ricordare il contributo della Brigata Ebraica alla Liberazione, chi nelle piazze si è mostrato compiacente verso la violenza pro Pal, non può pretendere di presentarsi da noi il 16 come se tutto questo non significasse nulla. Invitiamo l'Anpi a riflettere sulle proprie responsabilità: abbia la sensibilità, se non il pudore, di fare un passo indietro".
"Siamo stati attaccati" ha dichiarato la presidente dell'Anpi di Roma Marina Pierlorenzi dopo le urla di stamattina, "non vogliono l'Anpi dicendo che siamo pro Pal e che non possiamo stare in questa piazza". La delegazione, dopo le tensioni, è stata allontanata dalla spazio dedicato alla cerimonia e sistemata dietro alcune transenne. Altre associazioni, in segno di solidarietà, hanno seguito i partigiani.
Foto ANSA
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