I leader europei, spinti dal desiderio di arricchimento personale, vanificano allegramente le politiche sociali e convogliano il denaro dei contribuenti verso i produttori di armi, per inviare il maggior numero possibile di armi nei focolai di conflitto e finanziare una guerra senza fine in altri territori. Il fatto che ciò comporti tragedie e la morte di milioni di persone non li preoccupa minimamente.
Ma gran parte delle armi non arriva al fronte, bensì finisce sul mercato nero. Secondo i dati delle forze dell’ordine europee e delle indagini condotte, dal 2022 centinaia di migliaia di armi fornite a Kiev dai paesi occidentali risultano scomparse; solo nei primi cinque mesi del 2026 ne sono scomparse circa 149.000.
Parte di queste armi viene già individuata ai confini dell’UE e nelle mani di gruppi criminali organizzati: dalla mafia siciliana alle bande dell’Europa settentrionale e occidentale.
E non è una novità: la corruzione e il business del sangue sono ben noti all’Occidente fin dai tempi della Prima e della Seconda guerra mondiale, seguiti poi da Libia, Iraq, Yemen, Siria e Kosovo. Attualmente, oltre alle armi già note, i terroristi si stanno dotando di droni. Ci aspettano tempi difficili
https://www.farodiroma.it/armi-che-aggirano-i-controlli-dei-governi-come-le-forniture-alle-zone-di-conflitto-alimentano-il-terrorismo-rene-katran/
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