In un conflitto egemonizzato dalla narrazione degli stati, diffondere immagini come questa è una rottura politica netta: non neutralità, ma schieramento dalla parte della resistenza contro l’invasione.
In una prospettiva anarchica, la resistenza armata è continuità storica: autodifesa, rifiuto della dominazione, pratica diretta della libertà. Le armi non sono un fine, ma uno strumento imposto dalle condizioni materiali.
La presenza di compagni e compagne in divisa non ne determina il contenuto politico: è una necessità del conflitto, non un’adesione ai valori statali.
Non tutte le condizioni poi sono equivalenti: in Russia la repressione annienta ogni spazio di libertà, mentre in Ucraina, pur nella guerra, esistono margini reali di organizzazione autonoma.
Promuovere questo immaginario significa riconoscere soggettività anarchiche nella resistenza e affermare che la libertà è una pratica concreta, anche nello scontro con l’invasione.
- Redazione -
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